giovedì 17 gennaio 2013

Graphic Advocacy




Scriveva il grande Cassandre che i manifesti sono 'la voce della strada'. Trasmettono idee, danno informazioni, suscitano dibattito. Quando c’è ancora, comunque, la strada; quando ci si raccoglie in luoghi deputati e si comunicano e scambiano opinioni.
Ma quando la gente se ne sta chiusa in casa? Quando le strade sono soltanto nastri di scorrimento veloci per spostarsi da un luogo all’altro? Quando nessuno si raccoglie più nelle piazze? Ha ancora senso, allora, l’esistenza del manifesto? Ha ancora senso cercare di trasmettere informazioni, sensazioni, emozioni, con quel mezzo, il manifesto, strettamente legato ai modi di vivere e comunicare di altre epoche?

Takashi Akiyama

Nel momento in cui la città funziona meno come supporto alla comunicazione vanno quindi trovati nuovi media di trasmissione. In fondo è questa la lezione di quest’epoca digitale. La sostituzione dei vecchi media con nuovi media, la rivitalizzazione di quanto ormai superato dall’abitudine e dall’uso quotidiano. Non più manifesti di carta da affiggere sulle cantonale con colla e pennello, ma gallerie elettroniche di immagini, che trasmettono su piazze più ampie, su scala più vasta, gli stessi concetti.

Lech Drewinski

Questo vale anche per gli annunci pubblicitari ma si lega sopratutto alla diffusione di immagini di valore sociale o politico. Il graphic designer diventa non più solo portavoce o microfono di gruppi definiti di interesse ma può esprimere una propria sensibilità specifica. Comunica in prima persona, anche senza che nessuno glielo chieda e trasmette la sua idea in tutto il mondo 'affiggendo' il proprio manifesto ovunque ci sia qualcuno interessato a ricevere, leggere e meditare il suo annuncio.

Anita Kunz

È un processo di trasformazione, questo, inevitabile e inarrestabile. Ne fanno fede le gallerie di immagini on-line che in tutto il mondo, vengono attivate ogniqualvolta un evento colpisca l’emozione o chieda un intervento di solidarietà pubblica.  Per citare solo gli ultimi episodi la ‘rivoluzione verde’ in Iran e lo tsunami in Giappone, a Fukushima.

Jossi Lemel


Elisabeth Resnick, insegnante di Graphic Design al Massachusetts College of Art and Design di Boston, che aveva preparato negli anni scorsi una bella mostra sui manifesti AIDS, prende atto di questa trasformazione ormai in atto, del passaggio cioè tra stampa e elettronica, e inaugura in questi giorni alla Stephen B. Paine Gallery, (Massachusetts College of Art and Design, 621 Huntington Avenue, Boston) una mostra che ha titolo Graphic Advocacy: International Posters for the Digital Age 2001-2012.

Milton Glaser


L’esposizione, che resterà aperta fino al 2 Marzo 2013, e che si sposterà successivamente in altre città degli Stati Uniti, comprende 122 manifesti provenienti da ogni parte del mondo, che ripercorrono quanto successo in questi primi tormentati anni del nuovo millennio; dall’attentato alle Torri gemelle alle guerre in Iraq e Afghanistan, dal terremoto di Haiti al tornado di New Orleans, dall’inquinamento nel Golfo del Messico all’incidente nucleare in Giappone. Il punto di vista del mondo del graphic design che spesso diventa emozione collettiva.

Juan Madriz


Kit Hinrichs


Anita Vasik

Jessica Moon

Andrea Rauch

Savas Cekic

Anthony Burrill

Chen Fang

John Foster

Lanny Sommese

Victor Barrera

Pekka Loiri

Leo Lin

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