lunedì 4 febbraio 2013

Carnevali d'Italia: Farinella a Putignano

"... la “farinella” è un antico cibo della civiltà contadina pugliese, uno sfarinato di ceci ed orzo abbrustoliti particolarmente gustoso, che si usa mescolare a sughi ed intingoli, o accompagnato ai fichi appena raccolti oppure come farina per alcuni particolari tipi di dolce".

Farinella è anche il nome della maschera eponima del Carnevale di Putignano, uno dei più antichi e famosi d'Italia. E a simiglianza della maschera viareggina di Burlamacco, che fu disegnata da Uberto Bonetti, anche Farinella, agli inizi degli anni Cinquanta, fu disegnata da un grafico, allora giovanissimo, destinato ad una grande carriera 'milanese' all'interno della cultura italiana del progetto: Mimmo Castellano.

Mimmo Castellano, manifesto, 1953
Il Carnevale di Putignano ha origini antiche. Qualcuno lo rimanda addirittura al 1395, quando furono traslate in paese le ossa di santo Stefano protomartire. Naturalmente si trattava di una delle feste ancora derivate dalle tradizioni pagane delle campagne, profondamente legate ai riti della fertilità della terra e ai cicli delle stagioni.

Di quelle ancestralità si ricordano ancor oggi i “Giovedi” che, a partire dal 17 gennaio, giorno di sant’Antonio Abate, sono dedicati, di settimana in settimana, ai Monsignori, ai Preti ( i Privt), ai Vedovi (i  cattev), ai Pazzi ( i giovani non sposati, vacantej), alle Donne Sposate (i Femmn accasat), ai Cornuti (uomini sposati – il Giovedì Grasso). Il due febbraio poi, giorno della Candelora, ricorre la cosiddetta Festa dell’Orso quando, secondo la tradizione popolare, a seconda del tempo, si può celebrare la fine dell’inverno.

Ci chiuev a Cann’luer u virn je fu’r
perché
l’ors nan s’ fasc u pagghiar

(Se piove alla Candelora l’Inverno è fuori perché l’orso non costruisce il suo riparo – Non potendo costruire il riparo a causa della pioggia, l’orso non potrà dormire, quindi significa che l’inverno è finito).

La tradizione recente del Carnevale di Putignano, risalente comunque ai primi del novecento è quella dei carri allegorici e della cartapesta e la festa ebbe il suo maggiore impulso, e quindi la costruzione di una tradizione solida, negli anni trenta del secolo scorso.

Mimmo Castellano, manifesto, 1999
Abbiamo accennato, all’inizio, alla maschera tradizionale di Putignano, Farinella, e al suo, allora giovanissimo, disegnatore. Mimmo Castellano ricorda così quel tempo e quel modo di lavorare:

Mimmo Castellano, nella tipografia Favia, 1953
"Lavoravo part time nel pomeriggio presso la più grande tipografia di Bari che era la ditta Favia, specializzata in santini e calendari religiosi. Una volta mi toccò fare, tra l'altro, un calendario che illustrava i 13 miracoli di S. Antonio. Eravamo agli inizi degli anni '50.

Da Favia si presentò il comm. Elefante, presidente del Carnevale di Putignano, allora molto in auge, abbinato persino alla lotteria di capodanno, lanciata dalla novella Rai che era in effetti il centro propulsore della cultura nel paese. Voleva un manifesto a colori, grande e prestigioso per la manifestazione. Esisteva una maschera tipica del carnevale: Farinella, ma dalla descrizione del commendatore risultava una specie di ubriacone sbrindellato senza caratteristiche particolari se non la miseria.

Farinella per un carro allegorico, 2010
Mi immaginai invece una fusione tra la maschera di arlecchino e un Jolly, con il suo cappello a tre punte e i campanelli, di comune con la maschera descrittami c'era solo il volto rubizzo e il naso rosso.
La mia idea comunque piacque nonostante lo stravolgimento etnico praticato.

Si fecero dei manifesti 100x140, ed allora era un'impresa, perchè questa tipografia stampava allora in litografia. Non quadricromia, già diffusissima in tutto il paese ma non nel Sud, ma questo è un altro discorso.
Litografia vuol dire una lastra di pietra 100x140 per uno spessore di 10 centimetri per ogni colore: i tecnici individuarono ventiquattro colori, per cui, quelli che oggi chiameremmo impianti, erano rappresentati da un volume di pietre (24) dall'altezza di due metri e quaranta!" (da Socialdesignzine, 2008)

Nessun commento:

Posta un commento